A.N.A.G.T.

Associazione Nazionale Allenatori Guidatori Trotto

 

 

 

 

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   Lunedì 30.01.2012

SE COMINCIANO A MANDAR VIA I CAVALLI DAGLI IPPODROMI...
 

di Paolo Allegri

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   PISA. Ancora una domenica senza corse in Italia. Ma non è questo quello che ci preoccupa di piu'. Ci sono altri motivi di riflessione. Mercoledì prossimo 100 cavalli lasceranno le scuderie dell'ippodromo di Padova. Chiusura definitiva dello storico impianto, di quella che è l'antica culla del trotto in Italia. La società ha già staccato acqua e luce, atti al limite dell'illegalità, senza congrui tempi di preavviso e con il rischio di gravi danni agli animali che si trovano ancora lì. Lo sfratto arriva anche al galoppo. E sempre al nord. Nella ricca Varese, da mercoledì devono andare via dalle Bettole 200 cavalli, disdetta arrivata ai proprietari dei cavalli cinque giorni prima del "fuori tutti". Ci sarà lavoro per gli avvocati.  Bruno Grizzetti, uno che con i suoi purosangue gira il jet set internazionale del galoppo, da Parigi a Tokyo, da Dubai ad Ascot, farà le barricate. "All'estero mi rispettano e mi accolgono come un competitor di valore. Lo scorso autunno un mio puledro a Parigi è stato battuto solo da un fenomeno montato da Dettori. Le sirene dell'estero, però, non mi attirano. Mi sento italiano e non andrò mai via dall'Italia e difenderò il diritto dei cavalli  di restare alle Bettole. Ci propongono il trasloco in un centro di allenamento inidoneo senza acqua e con viabilità precaria, perchè esiste un divieto ccmunale che costringerebbe i van ad un giro del mondo per entrare ed uscire dal centro", ha dettato ai giornali dopo che i suoi rispettabili proprietari lo hanno informato della novità. E' di questa settimana, se mettete insieme tutto quello che è stato scritto pubblicato in questo gennaio senza corse, un quadro di 11 società di corse su 42 che hanno già avviato procedure di dismissione. Siamo già alla fase 2. Dopo ippodromi chiusi per sciopero, tra poco si cominciano a buttar giu' i box. Si va dallo sfratto dei cavalli di Padova e Varese, alla messa in cassa integrazione del personale a Capannelle, Tor di Valle, Torino, dai 27 licenziamenti di Agnano alla messa in vendita di San Siro trotto. Senza contare gli interessi immobiliari che premono forte sulle piste che mandano via in questi giorni i cavalli e, tra qualche mese, daranno l'assalto a qualche altra piazza storica. In alcuni casi si sono trovati innamorati dell'ippica che difenderanno gli ippodromi: a Montecatini c'è un sindaco che ha detto: "i cavalli sono il mio mondo, seguo costantemente gli sviluppi della crisi, compreso il futuro dell'ippodromo della mia città". A Livorno l'ex direttore della Labronica Attilio D'Alesio ha mobilitato la giunta comunale e l'idea di un parco per bambini nell'area del Caprilli è la chiave che mette in cassaforte la permanenza di quel gioiello liberty che è l'Ardenza. Altre nuvole nere sono all'orizzonte: il cartello chiusura messo anche a Ravenna  (problema di agibilità dell'impianto) e i forti dubbi sulla prosecuzione del trotto ad Albenga (probabilmente rimarrà il solo galoppo che tira alla grande in Riviera). Pisa sperava di fare i partenti per le corse di domenica. Perchè sotto la Torre la gente si domanda quotidianamente quando di nuovo ci saranno le corse dei cavalli nel parco. Sul viale delle Cascine in questo venerdì di fine gennaio i purosangue sfilavano lo stesso al passo, tutti ordinatamente in fila. Ma le facce dei fantini non erano allegre. Un cielo nuvoloso sembrava non lasciare spazio ad un raggio di sole: la speranza di ripartire che è di tutti gli ippici. Tra Barbaricina e San Rossore si allenano 350 cavalli da corsa. Qui non li manderanno mai via. Perchè l'ippodromo e tutto quel meraviglioso viale di scuderie, case padronali, piste verdissime di allenamento, di pini, viottoli, viali, ghiaino, mensa e box è un patrimonio della città. Poi quando entri a San Rossore, all'ippodromo, ti si riempie il cuore di gioia. Pisa è la nostra Inghilterra, un impianto esemplare. Qui c'è la cultura, c'è l'attenzione al cavallo e al pubblico. L'ippica alla domenica è una festa. C'è una simbiosi, un tutt'uno tra i colori, gli alberi, i cavalli, la gente, la pista. Le corse sono nell'anima di Pisa. Forse l'ippica che ripartirà dovrà recuperare la priorità di mettere l'ippodromo al centro. L'ippodromo che non specula sul gioco e offre uno spettacolo mediocre ma quello che fa selezione, che diventa anche un posto alla moda. Il taglio orizzontale mortifica l'
idea di una ricerca della qualità. Perchè se tagliamo le dotazioni dei nostri gran premi di valenza internazionale, Derby, Lotteria, Milano e Merano, gli stranieri non verranno piu' a misurarci e scenderemo in serie C. Quando ripartiremo dovremo essere equilibrati: salvaguardare la fascia medio-bassa e qui sposiamo l'idea del Presidente dell'Anagt delle corse regionali che costano quasi niente e danno ossigeno, cioè liquidità alle scuderie nella sua fascia di maggior diffusione. Facciamolo partire subito, alla ripresa. Senza tentennamenti. Sono sempre meglio quelle da giocare e vedere in televisione che il Sudafrica. Agiamo cioè per quantità. Poi riportiamo l'èlite - il grande spettacolo dei gran premi - selezionando dieci grandi corse per il trotto e per il galoppo, le nostre corse vetrina, alle dotazioni adeguate a fascino, tradizione e valenza tecnica della stagione 2011 e destiniamo creatività e risorse alla promozione per cercare partenti di livello internazionale e costruire attorno all'evento intrattenimento e copertura mediatica. Se vinco il Derby o il Lotteria il mio proprietario e l'allevatore del cavallo che alleno non puo' prendere degli spiccioli. E devo battere qualcuno che mi fa linea, mi fa rating nel circuito internazionale, per dirla alla Berardelli, perchè se voglio vendere i cavalli italiani all'estero alle aste è lì, nel momento aulico delle classiche aperte, che mi faccio promozione. Adesso, però, è tempo di agire. Di tavoli ne abbiamo fatti troppi. In due anni l'ippica ha visto alternarsi quattro ministri. Da martedì aspettiamo che il Ministro Catania ci dica qual è il suo progetto e lo presenti in conferenza stampa. Siamo un settore di un'Italia che lavora, che produce, che alleva cavalli di livello internazionale con sacrifici economici, mentali ed affettivi. La nostra organizzazione non è inferiore a quella di Francia ed Inghilterra e quello che hanno fatto a Pisa, con la realizzazione del meraviglioso progetto di una pista grande che è un tracciato ideale per far correre i purosangue e costruire uno spettacolo di altissimo livello, lo dimostra. Poi come categorie, come proprietari, come scommettitori, navigatori dei siti ippici o semplici lettori, proponiamoci di cominciare a manifestare nelle città dove vogliono sfrattare i cavalli. Ci dovranno ascoltare perchè vabbene l'economia e questo diavolo di crisi e questa utopia della crescita, ma prima per noi vengono sempre le persone e la società. Altrimenti anche la politica non ha piu' senso perchè vuol dire avere messo il dio del business davanti a tutto e smarrito sia il senso della società civile che lo stesso senso dell'esistenza. Signor ministro, siamo il Paese di Ribot, Varenne e Falbrav ed un giorno con un cavallo chiamato Delfo e guidato da un omino di cuore e coraggio come il Pilota Sergio Brighenti abbiamo fatto innamorare gli Italiani d'America in una indimenticabile notte stellata a New York. Ci dia delle risposte, a stretto giro di posta. Ne abbiamo il diritto. Dobbiamo sapere se a questo Paese, se a questa politica, a questo governo far vivere l'ippica italiana interessa ancora. Se interessa a qualcuno che i cavalli siano protetti, amati, curati e possano accompagnare anche un sogno sportivo che diventa risorsa economica, sociale e culturale.